LETTERA DI NATALE

Daniele Zarantonello - edit fmarchese 25 Jan 2016

Approfitto di un po’ di pace, qui nella comunitá rurale di Palambí, per scrivere due righe di saluto. Nella comunitá di Palambi c’é una bella casa a due piani, il “centro pastorale Yolanda Cerón”, dedicato alla direttrice della pastorale sociale diocesana assassinata dai paramilitari nel 2001. Vivevano qui due laiche missionarie che per vari motivi se ne sono andate senza lasciare sostitute. Adesso é abbandonata. Le catechiste della comunitá, Meybi e Amparo, la mantengono in buono stato. Che bello sarebbe che qualcuno venisse per viverci e accompagnare le 27 comunitá di questo fiume! In questi giorni pensavo se non fosse conveniente comprare una canoa e seguire queste comunitá con piú regolaritá .... Cerco di raffreddare la mia passione e di ragionare un po’, e cerco di convincermi che non si puó arrivare dappertutto né rispondere a tutte le emergenze: c’é bisogno di un discernimento comunitario per dare risposte qualitativamente significative.. Insomma, devo imparare a dire di NO. Ci sono zone della Colombia strapiene di religiosi, religiose, movimenti, con case per ritiri spirituali e sale per conferenze. Peró quando c’é da scegliere la “missione difficile” non c’é mai personale sufficiente. Che poi difficile non é: manca energia elettrica, il cellulare non funziona, peró c’é una casa, c’é acqua, c’é una bella comunitá, una chiesetta carina, una rete di catechisti con voglia di lavorare. Io coordino la formazione dei catechisti di questa zona: sono 110 catechisti che stanno partecipando alla scuola di formazione organizzata per loro. Mi hanno scritto una lettera, chiedendomi di dar significato a questa struttura: chissá un giorno potremo rispondere con un sí .... per ora, si continueranno le visite sporadiche. Sono tornato in Colombia carico non solo di chili, ma anche di energia, di positivitá, di un certo equilibrio. Avevo bisogno di prendere le distanze da Tumaco: a volte senza accorgermene calpesto le persone che lavorano con me, ho una personalitá un po’ invadente, e quando ho un bella idea senza dubbio per me é la migliore di tutte. A volte la mia presenza non aiuta altri a crescere. Ho poi un altro difetto: ho sempre lo sguardo proiettato in avanti, voglio vedere il futuro, e non curo con attenzione i piccoli e progressivi passi che bisogna fare per arrivarci. Come ho trovato Tumaco? Ho trovato tanti giovani armati che ingrossano le file della FARC-EP, con nessun senso di appartenenza a questa organizzazione. Portano il nome della guerriglia, peró non hanno coscienza del “per cosa” lottare: sanno che il nemico é lo Stato (polizia, esercito) e che devono vincere con le armi. Anche qui a Palambi ieri c’era un bambino – avrá avuto 12 anni – con una pistola posta nell’elastico dei pantaloni, che camminava come se fosse il re di Palambí, insieme ad altri giovani armati: volevo chiedergli se sapeva leggere e scrivere, ma ho taciuto perché la gente mi ha imposto il silenzio. É una realtá: si imbastisce una guerra basandosi sull’ignoranza e sulla mancanza di autostima. Basta una pistola per sentirsi grandi, adulti, rispettati, gente che vale. Peró tolta la pistola non restano che brandelli di umanitá ferita, né formata né mai abbracciata. Norma, amica della pastorale sociale che attraverso il teatro dell’oppresso coinvolgeva molti giovani nel “Teatro per la pace”, pochi giorni fa é stata minacciata di morte: delle chiamate telefoniche che chiedevano soldi a cambio della sua incolumitá. Ha dovuto lasciare la cittá. Che tristezza. Siamo sotto Natale, e ci sono persone che per divertirsi durante le feste si improvvisano come improbabili capi guerriglieri e a nome della loro organizzazione chiedeno soldi: cosí alcuni vivono il Natale barricati in casa e pieni di paura, mentre altri si ubriacano per strada con soldi rubati con la scusa del conflitto armato.

 

 

 

di: Daniele Zarantonello - edit fmarchese

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Daniele Zarantonello - edit fmarchese

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