Lettera da P. Franco Nascimbene, missionario comboniano in Colombia

Redazione GIM 17 Nov 2022
Lettera da P. Franco Nascimbene, missionario comboniano in Colombia

Il tempo del lockdown nel suo quartiere di Bogotá

Carissimi,

vi scrivo dal mio quartiere dove due giorni fa ho preparato una torta con cui ho festeggiato insieme ad un ottimo rosé cileno i 5 anni di vita in questa casa, insieme alle persone del mio equipe.

Vi racconto che in Colombia il Corona é ancora in crescita e si dice che in luglio dovremmo giungere al punto più alto: ogni giorno ci sono circa 4.000 nuovi infettati scoperti dai sistemi di salute. Nel nostro quartiere non si é quasi mai fatto vedere ma in città  ci sono molti malati e morti. Io é da più di tre mesi che non scendo in centro. Per quaranta giorni ho smesso di lavorare e poi mi sono re-inventato facendo consegna a domicilio di latte di soia impaccata, cosa che é autorizzata. Nel quartiere si é sofferto molto, non tanto per il virus quanto per le sue conseguenze che hanno lasciato molte famiglie senza lavoro e, siccome non si usa risparmiare, anche senza cibo. Io ho convinto la mia padrona a non farsi pagare l'affitto di maggio e dai primi di maggio, riprendendo il lavoro, mi sono economicamente ristabilizzato.

Anche per noi dell'equipe pastorale c'é stata come una crisi di identità: proibite le Messe, proibite le riunioni, proibita ogni attività organizzativa, ci siamo chiesti cosa eravamo qui a fare. Abbiamo superato la tentazione di andarcene dicendoci che nei momenti difficili é quando bisogna stare al fianco della gente che soffre, anche se non sai molto cosa fare. Eravamo e siamo ancora come quella barca nella tempesta di cui parlava il Papa in marzo, che non sa dov'é né verso dove andare, nell'oscurità e senza sapere cosa fare.

Ci dicevamo che era sì importante la prudenza e chiudersi in casa, ma che la prudenza non poteva essere l'unico valore che guidava la nostra vita. C'erano altri valori importanti da coniugare con la prudenza:l'amore, la solidarietà, la vicinanza a chi soffre, la fraternità.... ed allora abbiamo cominciato a fare piccole cose che nascevano da quei valori: Marisol aiutando tre bambini a fare i compiti che arrivavano per internet perché la mamma non ha computer e non ha studiato; Vanessa e Alexandra  aiutando una famiglia a migliorare una casa dove vive una mamma e due bimbi in una situazione di miseria; io ho ricevuto molti aiuti in cibo da distribuire e mi sono dedicato ad andare a cercare le famiglie che più facevano la fame per portare loro qualcosa da mangiare.

Al momento passo molte ore seduto davanti alla porta di casa: la gente passa e saluta, alcuni si fermano a chiacchierare, a chiedere consigli, a cercare cibo, a invitarti a visitare un ammalato. Nella nebbia della tempesta, uno dei valori che vedo chiaro é l'importanza di dedicare tempo, amore, ascolto, affetto agli incontri che si presentano ogni giorno inaspettati, non programmati. Accogliere e fare sentire amate le persone che giungono a casa mia.

Sono stato destinatario di molta solidarietà da parte di tanta gente che é venuta a casa mia non solo a chiedere ma anche a dare: riso, uova, pomodori, pasta, olio, pane...... Molte volte in questi anni mi hanno chiesto cosa avrei fatto, vivendo solo e senza telefonino, il giorno in cui mi fossi sentito male. In questo mese ho vissuto la risposta a quella domanda. Son stato male per una settimana, dovuto ad una forte infezione ai reni che mi ha tenuto a letto per 4 giorni con febbre alta. Durante quei 4 giorni non ho mai dovuto cucinare perché la notizia si é sparsa tra i vicini e, attraverso la mia porta sempre aperta, ogni giorno all'ora di pranzo il pranzo arrivava ed all'ora di cena la cena era pronta sul tavolo. Il quinto giorno non avevo piú febbre ed alle 11 del mattino non era ancora arrivato niente: ho capito che era tempo di andare al negozio a comprare qualcosa per il pranzo.

Ancora una volta ho vissuto la tenerezza dei poveri. Cosa farò da qui in avanti? Non lo so. Continuiamo nel buio della tempesta: le uniche tre cose che vedo chiare é vivere un  incontro profondo e giornaliero con Gesù, vivere una fraternità profonda con le altre persone dell'équipe ed accogliere con affetto e con amore chi giunge alla casa. E poi?... E poi non so. Il Signore ci illuminerà la strada quando verrà il tempo di metterci a fare qualcos'altro.

So che in Italia avete sofferto molto in questi mesi, ma che la cosa sta progressivamente migliorando.

Contento di questi quasi 4 mesi di pandemia, vissuti in una profonda esperienza di fraternità, vi mando un abbraccio affettuoso.

Franc😄

R
Redazione GIM

Altre Lettere da Americhe

Dalla Bolivia – la forza dei popoli indigeni Americhe

Dalla Bolivia – la forza dei popoli indigeni

Cari amici,La Bolivia è un paese di contraddizioni. Povertà e ricchezza, modernità e tradizione, cit...

Per la gioia di Dio e il bene dei piccoli sovvertiamo il mondo! Americhe

Per la gioia di Dio e il bene dei piccoli sovvertiamo il mondo!

In un mondo burocraticamente organizzato, un imprevisto provoca scompiglio. In un contesto di potent...

Filo di luce Americhe

Filo di luce

Coprifuoco a Guayaquil La notte tra il 31 ottobre e 1 di novembre é stata una notte di fuoco a Guay...