La sporta
La sporta
Cosa porto con me come doni preziosi di questo primo periodo in Sud Sudan...
Contare nel Signore... sempre
Daniele Comboni diceva che il missionario che, nella sua opera, contasse solo su sé stesso, in realtá conta sul più grande asino della Terra. Questo é doppiamente vero.
Prima di tutto perchè non si é Chiesa da soli, si deve essere una comunità che crede e lavora. Non si puó testimoniare fede e amore senza comunione con gli altri.
Ma anche, e soprattutto, perchè siamo nella mani del Signore. E’ Lui il Signore, il padrone della messe. E’ Lui il crocifisso risorto che si fa presente nel mondo.
Il missionario é il servo, l’amico, il fratello minore, il testimone fedele. Ma Lui é il Signore. Lui, unico dono significativo e vivificante per la gente.
Prima di tutto... fare silenzio e imparare
Fin dai primi anni di formazione, vari missionari di provata esperienza mi hanno detto: “Quando partirai per il tuo primo servizio missionario, non andare con molti programmi e pensando di insegnare molte cose. Prima di tutto: fà silenzio, ascolta, impara dalla gente. Non giudicare affrettatamente. Guarda, ascolta e fà tesoro di tutto”.
Ringrazio il Signore per il grande esempio di molti missionari che si sono dedicati interamente alla gente e alla Chiesa del Sudan. Fra tutti, due mi hanno accompagnato in maniera speciale: padre Antonio La Braca e padre Alberto Modonesi. Grazie di vero cuore. Grazie anche alla scuola della gente: é sempre la più efficace.
L’importanza del buon esempio
Non si insegna a parole, nè con tanti incontri, attività e progetti. Non si forma la gente con prediche e doni. Occorre condividere tempo. Condividere nel vero e concreto senso della parola. Fare il bene non basta. Il cuore del missionario deve essere impregnato di bontà, una bontà intelligente che sa ascoltare, incoraggiare e accompagnare nel giusto cammino. Si tratta quindi di educare attraverso il buon esempio. Non si puó offrire quello che non si ha.
Credere nella gente
E’ sicuramente necessario avere fiducia nella gente. Non considerla semplice ricevente. Non sostituirla, ma incoraggiarla a farsi protagonista dell’opera di evangelizzazione.
Daniele Comboni é profeta in questo: gli Africani saranno i fondatori e guide della Chiesa in Africa. Ha formato molti a diventare preti, maestri, medici, carpentieri...Mi é capitato di incontrare alcuni missionari che sostengono: la gente é povera, non puó dare niente, non chiedere ma offri il tuo aiuto. Sii ingegnoso e aiuta la gente perché possa crescere e diventare autonoma.
Io credo che la gente sia ricca, sa come vivere anche senza di noi e ha molte risorse. Non cominciare cose che non vengono dalla gente. Lavora con loro e dà il tuo contributo nella misura del loro. Troppo poco? No, é importante apprezzare quello che la gente offre... e lo si fa rendendolo vitale e necessario.
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