GLOBALIZZARE LA FRATERNITA'
GLOBALIZZARE LA FRATERNITA’:
La grande sfida missionaria e politica di questo secolo
“Ci opponiamo al bombardamento dell’Afghanistan con un unico argomento: non è cristiano. Io
non so cosa farebbe Gesù in questi tempi, ma so con certezza quello che non farebbe: non
sosterrebbe il bombardamento di nessuno”. Così scriveva la sorella di William Kelly, una delle
vittime dell’attentato alle Torri gemelle, quando il presidente Bush annunciò l’imminente
intervento armato in Afghanistan proprio per vendicare quelle vittime.
Di fronte al fenomeno degli arrivi di profughi sulle coste italiane e alle polemiche che tutto
ciò ha suscitato, io direi qualcosa di simile: “Non so esattamente cosa farebbe Gesù in questa
situazione, ma so con certezza quello che non farebbe: certamente, non organizzerebbe una
marcia contro i poveri, certamente non spaventerebbe con insulti chi è arrivato qui fuggendo
dagli orrori della guerra, certamente non alimenterebbe l’odio xenofobo, e sicuramente non
minaccerebbe la gente che vuole essere solidale con gli ultimi”. Indubbiamente, il problema è
complesso, e non possiamo risolverlo da soli, e non c’è una soluzione facile. Ma proprio per
questo, cominciamo insieme a riflettere con serietà e umanità su queste cose, con spirito
costruttivo! La soluzione ‘facile’, cioè la soluzione xenofoba e violenta, sappiamo che in realtà
non risolve niente ma anzi acuisce ed aggrava problemi e tensioni.
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