Al pozzo di Giacobbe (Gv 4, 5-42)
Al pozzo di Giacobbe (Gv 4, 5-42)
(In mezzo alla guerra germogli di fraternità e di resurrezione)
In Sud Sudan, come in altre parti dell’Africa, la sete non risparmia nessuno. La si fa sentire durante la stagione secca dove la popolazione deve lasciare i propri villaggi per avvicinarsi a delle riserve naturali di acqua. Ho visto in alcuni villaggi scavare delle buche perché contengano l’acqua necessaria per coprire il bisogno di alcuni mesi: delle vere e proprie pozze coperte da pali e erbe per evitare l’evaporazione. La sete diventa anche un problema durante gli spostamenti da un posto all’altro. A volte si devono coprire distanze passando per zone senz’acqua. Occorre allora misurare quel poco d’acqua che ci si può portare appresso. E non è strano arrivare in vista di un villaggio mezzi tramortiti dalla sete. Una ciotola d’acqua è il primo dono che la gente offre anche senza chiederlo. “Chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli non perderà la sua ricompensa” (Mt 10,42).
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