Buon Natale dal Brasile

Saverio Paolillo - edit fmarchese 07 Feb 2016

Carissimi Amici,

é Natale, in pieno Giubileo della Misericordia. Papa Francesco ci invita continuamente ad uscire da noi stessi e dalle nostre strutture per andare all´incontro dell´altro, soprattutto dei pú poveri, per dare una testimonianza gioiosa dell´amore misericordioso del Padre. A darci l´esempio è Dio stesso. Egli esce dal Suo mondo, desiste dalle sue prerogative divine, abbandona le comodità celesti e si immerge nella storia, si impasta di umanità, si riveste di fragilità e si fa bambino povero nella grotta di Betlemme, profugo in fuga dalla furia di Erode, operaio nella falegnameria di Giuseppe, viandante sulle strade della Gallilea, pastore delle pecore perdute e samaritano attento e premurso verso gli abbandonati sul ciglio della strada. Passa persino per l´esperienza umiliante del detenuto. Trattato come malfattore è arrestato ingiustamente e sottoposto alle più feroci torture, fino ad essere condannato alla pena capitale. Insomma, Dio no solo esce, ma assume su di sé la condizione di chi è disumanizzato per dare l´avvio ad una nuova storia il cui punto di partenza è l´abbraccio dell´ incontro e dell´accoglienza, la strada è l´esercizio dell´amore misericordioso e il punto d´arrivo è la pienezza della vita. È questo il senso del racconto che vi propongo come messaggio di Natale. Non è mio. È stato scritto tempo fa da Carlos Alberto Libânio Christo, conosciuto come frei Betto, un frate domenicano da anni impegnato nella costruzione di una società più giusta e fraterna, che è stato incarcerato e torturato durante gli anni della dittatura militare e che continua la sua missione in difesa delle vittime dell´ingiustizia. Ve lo propongo in una versione da me adattata. Forse qualcuno si scandalizzerà, ma, secondo me, vale la pena rifletterci sopra perchè ci offre spunti di riflessione sul signficato del Natale alla luce dell´anno della misericordia. Come faceva tutti gli anni, padre Alfonso celebrò la Messa di Natale a mezzanotte. Per non stancare troppo i fedeli, ansiosi di tornare a casa per il cenone, accorciò la predica e saltò le preghiere dei fedeli. Alla fine fece rapidi auguri e diede la benedizione. Alcuni parrocchiani, subito dopo la Messa, entrarono in sacrestia per fargli gli auguri personalmente. Gli portarono anche dei regali. Ormai era consetudine regalargli camicie, libri e altre cose adequate a un sacerdote. Dopo aver tolto i paramenti, padre Alfonso si guardò attorno e vide che era rimasto da solo. Terribilmente solo, in piena notte di Natale. Nessuno lo aveva invitato. Non era la prima volta che soffriva di solitudine. Era felice per la sua vocazione. Considerava il celibato come un dono di Dio e lui lo viveva con gioia. Ma, lungo i suoi 25 anni di sacerdozio, spesso sentì la mancanza di una famiglia. Quasi sempre sedeva a tavola da solo e il cibo, pur preparato con amore dalla sua cuoca, gli sembrava insipido proprio perché lo consumava in solitudine. La mensa é, soprattutto comunione, condivisione, esperienza della gioia di stare insieme. Tutto ciò gli mancava. Spesso si sorprendeva a sognare ad occhi aperti una tavolata piena di gente. Quella notte la solitudine gli apparve ancora più dura da sopportare. Alla fine dei conti era la notte di Natale, un momento da vivere in famiglia. Per distrarsi e superare la maliconia, Padre Alfonso cominciò ad aprire i regali e trovò ciò che gli bastava: un panettone e una bottiglia di spumante. Gli venne un´idea. Prese la borsa usata per portare la comunione agli ammalati, vi infilò dentro la bottiglia dello spumante e il panettone e si recò in una zona malfamata, conosciuta come punto di prostituzione. Sul marciapiede, in attesa di clienti c´era Shirley. Quella notte aveva gli occhi gonfi. Non si sentiva bene. Provava un senso di soffocamento. Sin dalle prime ore del pomeriggio della vigilia di Natale aveva pianto copiosamente ricordando la festa di Natale a casa sua con i parenti e amici. Si ricordò della famiglia che l´aveva cacciata di casa per una gravidanza precoce, del compagno che l´aveva abbandonata appena aveva saputo della gravidanza, del figlio che provava vergogna del “mestiere” che lei faceva, delle umiliazioni vissute sulla strada, dei clienti che abusavano di lei e che, a volte, la aggredivano con estrema violenza... Sentiva schifo di se stessa. Provava odio per la vita. Spesso si arrabbiava con Dio per tanta sfortuna.   Avrebbe voluto tanto fare a meno di “lavorare” quella notte. Ma non aveva alternative. I debiti, le bollette da pagare, un figlio da mantenere la obbligavano a prostituirsi anche la notte di Natale.   Ad un certo punto vide un uomo avvicinarsi con una borsa, le scarpe nere e una camicia bianca. Sembrava tornare dal lavoro. Con il suo sguardo esperiente si rese conto che era una persona ingenua, di quelle che vanno alla ricerca di sollievo e che sono disposte a pagare qualsiasi prezzo per evitare uno scandalo. Si scambiarono un´ occhiata e lei, facendo un grande sforzo, stampò sulle sue labbra un sorriso seducente. Lui si fermò e la invitò. Lei gli mostrò un picoclo albergo all´angolo. Camminarono lato a lato senza dire niente. Lei cercava di nascondere il suo dolore. Lui si guardava attorno per paura di essere visto da qualche consociuto. Entrarono nell´albergo furtivamente. Salirono le scale rapidamente e si diressoro a una stanza. L´ambiente era orribile. C´era sporcizia da tutte le parti. Gli scarafaggi incrociavano il loro cammino. Luci soffuse cercavano di proteggere l´anonimato dei clienti. Quando finalmente entrarono in stanza, lei, come faceva solitamente con i clienti, cominciò ad accarezzarlo, ma lui si allontanò. Spiegò che non era lì per un programma, ma in cerca di compagnia. La tranquilizzò. Le disse di non preoccuparsi che le avrebbe pagato ciò che le spettava. Cominciò a raccontare la sua vita sacerdotale, le disse dei momenti di solitudine, ma anche della gioia che provava nel servizio alla sua comunità parrocchiale. Alla fine della presentazione le chiese se voleva pregare con lui.   Shirley si sedette sul letto, infilò il volto tra le mani e cominciò a piangere dirottamente. Ora era un pianto di sollievo e di gratitudine per una gioa che non sapeva descrivere. Subito si mise a parlare della sua famiglia, della festa di Natale a casa sua quando era bambina, del presepe che montava con i nonni, della Messa solenne e del pranzo che riuniva tutta la famiglia. Parlò del figlio e dell´amore che aveva per lui, come anche del dolore di non essere vicino a lui. Padre Alfonso, al vedere quelle lacrime che scorrevano lungo il suo volto, si commosse. La sua sensazione di solitudine era niente in relazione al dolore di quella donna. Le propose di pregare. Lei si inginocchiò, ma lui la prese per mano e ela invitò a sedersi di nuovo sul letto. Lui occupò l´unica sedia della stanza. Aprì il Vangelo di Luca e lesse piano piano il racconto della nascita di Gesù. In seguito le domandò se voleva ricevere la Comunione. Shirley rimase sorpresa. Come poteva lei, una protituta, ricevere l´Eucarestia. Padre Alfonso le lesse il testo di Matteo: “Le prostitute vi precederanno nel Regno di Dio” (Mt 21,28). Dopo le chiese se volesse confessarsi per sentire l´abbraccio misericordioso di Dio. Lei non pensò due volte, Avrebbe voluto farlo da tanto tempo, ma aveva vergogna. Le poche volte che si era deciso a farlo, difficilmente trovava un sacerdote disponibile. Quasi sempre incontrava le chiese chiuse o sacerdoti senza tempo per ascoltare le confessioni. Così, tra le lacrime, raccontó tutta la sua storia, confessò tutti i suoi peccati e ricevette l´assoluzione. Il gesto più bello fu sentire, attraverso l´abbraccio caloroso di padre Alfonso, l´amore misericordiso di Dio Padre. Padre Alfonso non riusciva a nascondere la sua emozione. Nel suo cuore c´era una misto di gioia e di dolore. Gli occhi di Shirley brillavano molto di più delle luci artificiali che addobavano gli alberi di Natale. Tutta quella luce gli dava una grande pace nel cuore. Ma provava anche tristezza per tutto il dolore di quella donna reso ancora più duro dall´indifferenza e ipocrisia della gente. Alla fine dei conti non era solo Shirley che aveva bisogno di confessarsi, ma anche la società cinica, ipocrita e ingiusta che l´aveva abbandonata a una vita così degradante.   Dopo la comunione e la benedizione, padre Alfonso aprì la borsa e tirò fuori il panettone, la bottiglia di spumante e due tazze. Stappò la bottiglia e i due fecero un brindisi all´amore misericorioso di Dio che aveva visitato i due in maniera così insolta. Era l´alba quando i due ancora chiacchieravano, raccontandosi ore le cose belle della vita.

di: Saverio Paolillo - edit fmarchese

S
Saverio Paolillo - edit fmarchese

Altre Lettere da Americhe

Dalla Bolivia – la forza dei popoli indigeni Americhe

Dalla Bolivia – la forza dei popoli indigeni

Cari amici,La Bolivia è un paese di contraddizioni. Povertà e ricchezza, modernità e tradizione, cit...

Per la gioia di Dio e il bene dei piccoli sovvertiamo il mondo! Americhe

Per la gioia di Dio e il bene dei piccoli sovvertiamo il mondo!

In un mondo burocraticamente organizzato, un imprevisto provoca scompiglio. In un contesto di potent...

Filo di luce Americhe

Filo di luce

Coprifuoco a Guayaquil La notte tra il 31 ottobre e 1 di novembre é stata una notte di fuoco a Guay...