Sabato 20 ottobre 2018 nella parrocchia Santa Maria del Monte Carmelo a Bari è accaduto qualcosa: quel sabato non abbiamo soltanto preso parte ad una veglia missionaria diocesana. Quel sabato abbiamo partecipato ad un incontro: quello tra Cristo e le nostre vite, e scoperto quanto Egli è capace di cambiarle. Ce lo hanno testimoniato Angela e Giuseppe con la loro esperienza in Etiopia. Ce lo ha testimoniato suor Chiara Dusi, missionaria comboniana in Brasile. Ma ce lo testimoniano ogni giorno i tanti giovani e meno giovani, laici e consacrati, che scelgono di intraprendere un cammino di fede coadiuvato da un’esperienza concreta verso le periferie della nostra vita e della nostra società.
Ma «quali sono le frontiere della nostra vita?» La domanda che ci ha lasciato suor Chiara, capace di smuovere i cuori, ci ha richiamato al contempo che siamo missione a noi stessi, oltre ad essere missione per gli altri. E il cammino della vita sta proprio nel riconoscerci in quell’essere missionari affidatoci da Colui il quale già da sempre «ci scruta e ci conosce», sapendo ciò che è bello e buono per noi. Un riconoscimento che passa da un’interrogazione costante, mai fine a se stessa, ma carica di quella «sana inquietudine», come ci ha ricordato Angela, della quale non dovremmo mai smettere di nutrirci, perché è la spinta che ci fa andare.
Andare dove? «Missione non è solo andare in paesi lontani, anche le nostre città sono luoghi in cui far giungere l’annuncio del Vangelo.» Ed è proprio così. Quante volte pensiamo la missione come qualcosa di lontano: in un Paese lontano, ad esempio, ma anche come qualcosa che non ci appartiene. E invece, andare in quei luoghi “di missione” è un ritrovarsi: innanzitutto con se stessi, oltre che con quei compagni di vita abituati a vedere tutti i giorni, ma che la frenesia della quotidianità non ci permette di conoscere davvero. E la lontananza scompare, anche quando ci guardiamo attorno accorgendoci che missione sono le strade, le piazze, le scuole, le parrocchie che frequentiamo ogni giorno e che il “mandato” ci ri-consegna come luoghi di ascolto e di testimonianza dell’incontro col Signore. Non a caso il momento di veglia si è concluso presso il dormitorio Caritas “Don Vito Diana”, rinnovando l’importanza della presenza nel territorio locale e dell’impegno concreto nell’accoglienza.
Siamo pronti a tutto questo? Siamo pronti a partire “armati” del solo Vangelo e a portarne la buona notizia? Siamo pronti a vivere nella disponibilità allo Spirito e a lasciare che trasformi le nostre vite e quelle di chi incontreremo? A voce unanime abbiamo risposto il nostro «Sì!».
Francesca Pepe, 25 anni, GIM di Bari