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Quanto vali tu?

Quanto vali tu?

OrmeGiovani scritto da Monca De Spirito e pubblicato su ComboniFem di Marzo 2017

Tutti ti vogliono bella, madre, compagna, sorella. Tutti ti vogliono dolce goccia, lacrima fatta di miele, candida voce gentile, nuvola bianca che ride. Tutti ti vogliono più sincera, indistruttibile e vera. tutti ti vogliono più sicura ma senza farci paura (...) Tutti ti vogliono dare amore, fiore che sboccia e che muore, tutti ti vogliono grande cuore, più forte di ogni dolore.

Quante e quanti di noi possono ritrovarsi nei versi di questa canzone*? Quante situazioni di disagio ci costringiamo a vivere per rispecchiare l’idea che altri hanno di noi o l’immagine che vorremmo dare? E non andiamo mai bene, non ci andiamo mai bene, perché c’è sempre qualcosa che avremmo potuto fare meglio.

Finché ero nel pieno dei cicli di chemioterapia non riuscivo a stare in piedi, mi faceva male tutto. Ero molto lontana dall’essere quella che solitamente sono sempre stata, sorridente e allegra. Stavo male!

Tanti amici si sono allontanati in quel periodo perché ero l’immagine di una sofferenza che non volevano vedere; altri perché io non ero più quel «grande cuore più forte di ogni dolore». Potevano soffrire tutti ma non io, che ero sempre stata per gli altri. A me non era permesso. All’improvviso veniva svelata la parte più intima di me, quella vulnerabile. Non ero in grado di nascondere nulla, non avevo la forza; avevo invece bisogno di vivere il dolore fino in fondo. Non potevo più fingere di star bene, come avevo fatto altre volte per non disturbare.

Quel momento è stato il punto di svolta della mia vita, il momento in cui ho capito che non era importante cosa gli altri pensassero di me; contava chi ero, ciò che stavo vivendo e ciò che non volevo vivere più.

Fino ai 32 anni sono cresciuta coltivando un’immagine di me che potesse andare bene a quante più persone possibili. Volevo essere bella, simpatica, colta, ironica. Volevo piacere. Nel rincorrere quell’idea mi sono formata e sono diventata donna, nella disperata rincorsa di un consenso che non mi soddisfaceva mai. C’era sempre qualcosa che potevo fare meglio: un paese più lontano da visitare, nuove persone da conoscere. Mi avvicinavo a persone che idealizzavo e che puntualmente mi ferivano quando cercavo di chiudere il sipario per poter essere me stessa: mi veniva detto che ero troppo emotiva, troppo idealista, troppo debole, poco femminile. In alcune situazioni la violenza di queste parole mi ha fatto credere di essere veramente peggiore di qualsiasi altra donna.