L'Altro è il mio nome (Mt 3, 13-17; 4,12-17)
Esperienza forte del campo di Cosenza: dopo tanti anni mi commuovo ancora al rivivere la chiamata. Gesù che chiama? Eh no, sarebbe troppo bello; prima tocca a Lui. Lo vediamo in questi due passaggi giustapposti: Mt 3, 13-17 ; 4,12-17
Quando si guarda ai santi si pensa subito a persone finite, arrivate, dimenticandoci che essi pure hanno avuto un cammino, sono cresciuti. Questo vale soprattutto per Gesù che nella nostra mente è l'uomo perfetto. Il Figlio di Dio. Ebbene non è così e anche Lui ha dovuto fare il suo cammino, sebbene questo ci possa scandalizzare (fare inciampare).
I brani di oggi ce lo dimostrano. E sono brani difficili, che creano problemi. Qualcuno si è perfino chiesto se l'evento battesimo sia un fatto storico, ma proprio i problemi che pone chiariscono che nessuno poteva avere interesse a creare una cosa così assurda. Giovanni era già lì e la gente pensava che fosse lui il messia. Un uomo forte, che scuote le coscienze, come papa Francesco. E anche Gesù va da lui; anche lui ebreo “impegnato” (animatore di oratorio?) ha bisogno di ascoltare la parola di Giovanni. E' reduce da un episodio drammatico, la sua autorivelazione a casa sua; la sua gente lo rifiuta e l'uomo Gesù è probabilmente confuso (ci stupisce un Gesù turbato?). Ha bisogno che la Parola di Dio lo illumini e lo fa in un modo che probabilmente neanche Lui si aspettava. La prima vocazione di Gesù appare qui: chiamato da Dio ad essere parte di un popolo di periferia... Chi sembra avere le idee chiare è invece Giovanni (che poi avrà i suoi dubbi...), che si scandalizza, come noi per tanti gesti del papa. Anche lui si aspettava un messia del suo stampo, tutto fuoco e forza.
E' Gesù a chiarire (prima di tutto a se stesso) che in questo momento è giusto che sia così. Lo fa con parole difficili: giustizia e compiere. Non si fa accenno a un suo peccato o necessità di conversione, ma al piano divino di salvezza in riferimento alla Scrittura. In altre parole, Dio stesso aveva deciso così. Perché? Perché il messia vincerà con la forza della non violenza, facendo forza sulle coscienze più che sulla rivoluzione. Egli lo lasciò fare, il piano di Dio si adempie (come sulla croce...). Tutti fanno quel che devono fare, anche Dio. E qui forse la vocazione diventa più esplicita: Dio lo chiama per nome.
Saltiamo. Gesù si ritira nel deserto e nel frattempo Giovanni è arrestato.
La vocazione di Gesù inizia a chiarirsi: dopo la vocazione ad essere c'è anche quella del fare: prendere il posto di Giovanni. Ormai il testimone è in mano sua. In continuità. Infatti Gesù inizia la sua missione in Galilea e con le stesse parole: “convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”. E già si intuisce che anche la fine sarà la stessa: come tutti i profeti e come Giovanni Battista, anch’egli subirà il martirio.
Scandalo: l'annuncio non inizia da Gerusalemme, il cuore del giudaismo, ma dalla periferia, dal disprezzo ritenuta contaminata dal paganesimo (“Galilea dei Gentili"). Isaia 9, brano bellissimo.
Ormai il regno è per tutti. Come? Con 2 azioni fondamentali: annuncio di liberazione (Vangelo) e chiamata dei discepoli (forza travolgente che arrivi a TUTTISSIMI).
Il Regno è vicino: si può toccare, raggiungere (Is), ci parla di premura paterna verso i figli. Gesù è il Regno, colui che si fa prossimo (buon samaritano) per toccare e sanare. E portare alla verità che fa liberi.
- Credo in Dio Figlio che è davvero uomo, con debolezze, tentazioni, dubbi e piaghe? Come Gesù sono disposto ad ascoltare il Padre?
- Credo che il Regno è vicino e che io sono chiamato ad annunciarlo?
- Credo alla non violenza, che una Chiesa associata al potere è sempre perdente e che sono mandato alle periferie? In che periferia intendo impegnarmi quest'anno?