Un sì appassionato
Mt 26,14-28,10
Nel racconto di Matteo focalizziamo l'attenzione su due momenti significativi, che si corrispondono:
- la preghiera di Gesù nell'orto degli Ulivi
- e il suo grido desolato sulla croce.
1) Matteo descrive anzitutto la "passione interiore" di Gesù. Schiacciato dall'angoscia e da una tristezza mortale, Gesù la confida al Padre nel suo dialogo solitario con Lui, mentre i discepoli dormono: "Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice!...". In questa preghiera Gesù manifesta la consapevolezza del proprio rapporto filiale con Dio. Se Dio è suo padre, perché non lo sottrae alla prova? Ma subito scatta la fiducia e l'abbandono senza riserve:"Però non come voglio io, ma come vuoi tu!".Gesù chiede la liberazione da questa prova, ma solo se ciò è compatibile col disegno del Padre:"... se è possibile...se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà...". Quest'ultima espressione fa parte del "Padre Nostro", che Gesù aveva insegnato ai discepoli e che ora è vissuto da Lui nella misura più piena ed eroica. Nella preghiera Gesù trova la forza per superare la tentazione, rimanendo fedele a Dio e accettando la Passione. Nella preghiera Gesù viene come trasformato: rinuncia alla sua volontà per abbracciare la volontà del Padre. Si rivela, così, veramente Figlio di Dio, a Lui perfettamente unito nell'amore. Anche a me Gesù chiede di ripetere con Lui al Padre, in ogni circostanza fosse pure drammatica: "Si compia la tua volontà...ciò che tu vuoi anch'io lo voglio!".
L'agonia di Gesù continua nella storia della Chiesa, nella storia dell'umanità sofferente, nella storia di milioni di uomini terribilmente provati nel corpo e nello spirito. In ciascuno di essi Gesù -il quale "agonizza sino alla fine del mondo" (Pascal)- continua a implorare la nostra attenzione, continua a ripeterci nel tentativo di scuoterci dal sonno: "Restate qui e vegliate con me...Non siete capaci di vegliare con me una sola ora?".
Solo Matteo sottolinea il "Vegliate con me". La vigilanza è intesa come comunione con Cristo, come condivisione della sua stessa esperienza di vita. E' difficile cancellare dal nostro animo la scena di Gesù che, in preda a indicibile angoscia, va mendicando un po' di compagnia per la sua solitudine. E gli amici gli hanno negato la loro presenza vigile e amorevole. Gli amici non lo hanno capito, non hanno capito il dramma che Egli viveva. Gli amici dormivano. Quante volte Gesù ci passa accanto implorando un gesto di attenzione, di solidarietà, di amicizia!. E' un nostro fratello povero, bisognoso soprattutto di affetto...E' sempre Lui, Gesù, e noi...restiamo insensibili, continuiamo a dormire, invocando tante scuse e giustificazioni in mille maniere?
2) "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Queste parole, le uniche che Matteo -seguendo Marco- pone sulle labbra di Gesù morente, esprimono una desolazione estrema: l'isolamento di Gesù è totale, la sua solitudine è senza misura. Anche il Padre tace e pare abbandonarlo completamente, ritirando la sua presenza.